Il colore della pelle

FRER0018606Quando mi trovo a Bologna, una delle attività che faccio è cercare notizie sulla Sardegna. Il computer è una grande risorsa e quindi la uso. Uno dei siti di informazion che frequento è “Sassari news”. Riporta molte notizie sulla mia città e quindi va bene per le mie esigenze di informazione. Ogni tanto mi leggo dei commenti che passa quel convento mediatico e ogni volta mi stupisco per le dabbenaggini che scrive in quel contenitore un tal signore Marcello Orrù, che per quanto ho scoperto è attualmente consigliere regionale per il Psdaz, oltre che eletto a Sassari.
Per chi mi conosce sa che per molti anni della mia vita sono stato iscritto al partito sardo. Sono un indipendentista e da sempre ho pensato che la Sardegna in Italia non ci sta a fare niente. Ma essere indipendentista non è un valore per sottrazioni, ma semmai per il suo contrario.
Essere indipendentisti vuol dire essere prima di tutto persone che capiscono la necessità di nuovi scenari politici per risolvere problemi che non sono mai stati risolti.
Per la Sardegna vuol dire semplicemente che i nostri “problemi” di sardi non hanno soluzione fino a quando il modello di comprensione della nostra realtà è incasinato da quello degli altri presenti in Italia: cosa abbiamo a che fare con il Nord italiano e cosa con il sud?
“Cosa ne sapete voi delle nostre pecore?”. La frase non è di un pastore sardo, ma di un signore scozzese che negli anni scorsi si rivolgeva in parlamento inglese ad un primo ministro laburista.
Essere indipendentisti per me non vuole dire essere contro qualcuno ma semplicemene iimparare a pensare concretamente a modelli politici in grado di migliorare il nostro modello vita.
Ricordandosi sempre che come Einstein, quando sbarcò negli USA scappando dalle follie naziste, sui nostri documenti dovremo prima di tutto scrivere che la nostra “nazionalità” è quella della “razza umana”.
I nazionalismi non mi interessano e li lascio agli stupidi. Stupidi che poi sono gli stessi che in questi ultimi secoli sono stati responsabili di tutti i grandi disastri della storia dell’umanità.
E allora cosa ha a che fare Marcello Orrù con questo discorso? Solo il fatto che per affermare il suo “sardismo”, utilizza le armi ideologiche dei nazionalisti. Nei suoi fondi se la prende contro il provveditorato che vuole introdurre un minimo di comprensione sui generi sessuali, o contro Saviano che in un suo articolo ha affermato che nel Sud ci vorrebbero anche sindaci di colore.
Io non sono un difensore di niente e di nulla, ma so che esistono gli omosessuali e che esistono da sempre e per quanto mi riguarda, se non mi rubano il portafoglio e i miei soldi non mi interessa come si costruiscono il loro ambito di felicità. Dovrei essere felice per loro, semmai, quando la trovano. Come non giudico un sindaco per il colore della pelle ma per quello che realizza a beneficio di tutti. I sindaci, normalmente, li scelgono gli elettori, cerchiamo di non distruggere anche questo atto di buon senso democratico con fesserie sul colore della pelle. E’ meglio per tutti.
Nel mio primo anno di università, io che avevo un bel colorito olivastro, il pelo nero ed ero alto più di un metro e ottanta, mi pensavano turco. La voce l’aveva messa in giro un mio amicoun mio amico, Dario Trento, per divertirsi un po’. L’anno dopo è arrivato in facoltà davvero un turco Ates Nesin, figlio di un grande poeta fra l’altro. Era alto un metro e sessantacinque, aveva la pelle bianchissima e i capelli rossi. Nessuno credeva alle sue origini e per un anno intero quello che passava per turco sono rimasto io.
Ecco, a Marcello Orrù penso che riflettere non farebbe male.
A proposito: ho poi letto che sempre questo Marcello Orrù è inquisito dai Nas dei carabinieri perché gestisce delle case per anziani che non sono proprio a norma con i fondamentali requisiti sanitari e di abitabilità. Insomma, la solita truffa nei confronti dei più deboli.
Chissà se i suoi ospiti sono neri o sardi. Io penso sardi.


Lascia un commento