Saras, l’inquinamento non finisce mai

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A Sarroch, vicino a Cagliari, sorge una delle più grandi raffinerie d’Europa, quella della Saras, un tempo solo dei Moratti ora anche del gruppo petrolifero russo Rosneft che ha rilevato dalla loro famiglia il 13,70% della Saras e ha lanciato un opa sul 7,3% della società a 1,37 euro per azione. I fratelli Moratti hanno ceduto interamente le quote detenute personalmente, mentre la Sapa (attualmente titolare del 62,46%), scenderà al 50,02% a valle della vendita
Lo stabilimento della Saras è uno dei sei superstiti in Europa, ha una capacità di lavorazione di 300.000 barili al giorno e rappresenta il 15% della capacità di raffinazione italiana.
Come ricordano in Sardegna: con i profitti di quella raffineria, i Moratti, si sono pagati il loro bel giochino dell’Inter, una squadra tanto amata da una buona quota di lombardi e amatissima dalla nostra sinistra italiana che l’ha sempre contrapposta al Milan del cattivo e immorale cavaliere. Sta di fatto che i sardi in genere, per scherzarci un po’ su, dicono che l’Inter, essendo pagata con i ricavi della Saras, è la seconda squadra isolana in serie A. A tutti gli effetti economici questo è vero, perché vive grazie ad uno stabilimento che produce la sua ricchezza in Sardegna.
Ma è proprio per riderci un po’ su parlarne così, niente di più.

Oltre la raffineria, la Saras, ha importanti impianti eolici in Sardegna che gestisce attraverso le due controllate, Sarlux e Sardeolica (controllata indirettamente attraverso la società Parchi Eolici Ulassai). Oggi il gruppo Saras con l’eolico, copre più del 30% del fabbisogno energetico della Sardegna, con una produzione nel 2006 di quasi 4,5 milioni di MWh, di cui 157.300 MWh di origine eolica.
Tra l’altro, la Saras, si vuole lanciare nella ricerca dei giacimenti di gas e per tale ragione, intende bucare come una gruviera il Campidano, la grande pianura della Sardegna. Per adesso, bisogna sottolineare, la gente e le amministrazioni dei comuni interessati, sono riusciti ad impedirlo, ma la crisi avanza e i poteri regionali diventano sempre meno importanti. E’ risaputo che il prode Renzi, con il suo “Sblocca Italia”, vuole rendere inoffensive e non poco le capacità di intervento delle autorità locali e regionali. Non ci sarà più da dover passare sotto le forche caudine di nessuno per la Saras: basta fare una buona opera lobbistica a Roma e il gioco per loro sarà fatto. Se “Sblocca Italia”, passerà come vuole il Governo, sul nostro territorio isolano, i danni non saranno davvero pochi.

La Saras, indubbio, è una presenza importante nell’isola, dove occupa 1.118 addetti diretti e un indotto che dà lavoro a 7.000 persone: in pratica la più grande realtà industriale dell’isola. Per la Sardegna, la sua presenza è una bella boccata di ossigeno in termini di lavoro. Soprattutto in un’isola come la nostra che proprio di lavoro non ne trova nessuno. Per qualsiasi amministratore regionale, quella raffineria, è per questa semplice ragione una presenza ingombrante. Andare contro i suoi interessi per qualsiasi partito o autorità regionale è proprio una gara mica tanto facile da vincere.
Solo che la Saras ha il difettuccio di essere una fabbrica che non rispetta i benché minimi parametri di sicurezza. Oltre il fatto che ogni tanto qualche operaio ci rimetta le penne (per disattenzione si dice spesso, per mancanza di controlli e di sistemi efficienti, si dovrebbe dire), il vero problema è quello che sta combinando in tutta quest’area e nel mare che la circonda.
perché la Saras ha i suoi stabilimenti proprio su una delle tante coste venerate della Sardegna. L’isola sognata da tutti gli italiani, ovviamente per il solo periodo di vacanze estive.

Ultimamente sui giornali dell’isola è stata pubblicata una protesta (chissà se vibrante), dei pescatori della costa del cagliaritano e di Sarroch in particolare che lanciano “un grido di allarme per la tenuta della Posidonia” che rischia di essere estinta dal petrolio. In pratica, dicono i pescatori, quando piove a dirotto, in mare finisce una brodaglia di acqua mista a idrocarburi che arriva dritta dritta, dai canali interni della raffineria della Saras. Per questa ragione i pescatori di Sarroch chiedono che la più grande raffineria di idrocarburi d’Europa, si degni finalmente di realizzare un sistema di canalizzazioni delle acque piovane in grado di impedire alle acque dello stabilimento di riversarsi in mare. Inoltre, ricordano i pescatori: viste le condizioni in cui si trova quel tratto di costa, difficilmente potranno pescare nei prossimi mesi.

Possibile che tutti i pescatori di botto siano diventati dei ferventi ecologisti?
Non è proprio così. Il problema è che la Posidonia, della famiglia delle angiosperme. ha funzioni importanti per la salute del mare: colonizza completamente i fondali, è alta fino a un metro, impedisce l’erosione delle coste perché diminuisce la forza delle onde e soprattutto è il climax ideale per tutte le specie di pesci. Se la Posidonia dovesse scomparire è come se dalla prateria si passasse di colpo al deserto. Finirebbe di essere la pastura e il rifugio dei pesci.
Bella sfiga, se ci si pensa. Un bel disastro per i pescatori, insomma.
Ma alla Saras, è chiaro che sull’argomento fanno orecchie da mercante. Le grandi aziende sanno accumulare soldi, ma se si tratta di ridistribuirli, si scoprono sempre con il braccino corto.
Qualcuno sul loro modo di fare industria nell’isola, ha pure scritto un libro. Si tratta di Giorgio Meletti che per una importante casa editrice italiana ha dato alle stampe: “Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale” che ha costretto i Moratti, nel 2010 a intraprendere azioni legali su quel libro inchiesta.

Sta di fatto che della Saras e dei casini che produce ne stanno disquisendo da molto tempo anche in altra sede: una ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori e pubblicata da Mutagenesis, rivista dell’università di Oxford, ha affermato, dopo una puntigliosa ricerca sull’area che comprende il paese di Sarroch (sede della raffineria), fino a Teulada (dove sorge uno dei più importanti poligoni militari della Nato), che tutta quella vasta area è da paragonare a Taichung nella repubblica di Taiwan e a Pancevo (una località della Serbia), considerate le più fortemente inquinate dell’intero globo e conosciute come le città dei tumori.
I bambini di Sarroch, così affermano in quello studio: “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna”.
Lo studio, sette cartelle fitte di dati e analisi, è stato acquisito dalla Procura di Cagliari e il fascicolo è sulla scrivania del pm Emanuele Secci, titolare dell’inchiesta giudiziaria sullo stato ambientale dell’area tra Cagliari, Pula e Teulada.

Lo studio pubblicato su Mutagenesis, mette a confronto un campione di 75 bambini tra i 6 e i 14 anni che abitano vicino al sito industriale di Sarroch, con 73 loro coetanei che vivono invece nelle zone agricole e rurali dell’isola. Partendo dal presupposto che “la qualità dell’aria è una questione ambientale d’importanza primaria nelle aree industrializzate, con potenziali effetti sulla salute dei bambini residenti nelle aree circostanti”, si sono rilevate le concentrazioni di benzene e di etil-benzene nell’aria, nei giardini della scuola di Sarroch e in un villaggio rurale. I risultati sottolineano i ricercatori rilevano che “I livelli esterni di benzene e di etil-benzene, sono risultati significativamente più alti nei giardini della scuola di Sarroch rispetto al villaggio rurale. Elevate concentrazioni sono state inoltre rilevate nelle vicinanze del polo industriale”.
Ma la cosa peggiore che quell’inchiesta fa presente, riguarda la pericolosità delle mutazioni genetiche in corso: “La ricerca dimostra che i bambini residenti in prossimità del polo industriale di Sarroch presentano anche significativi danni e alterazioni del Dna…. L’inquinamento dell’atmosfera prodotto anche dal polo industriale di Sarroch, potrebbe essere responsabile di vere e proprie mutazioni genetiche nel Dna dei bambini”. Bambini che lì vicino abitano, studiano e giocano.
La famiglia Moratti, che a Milano ha una solida tradizione di solidarietà e da sempre si presenta tra i finanziatori della comunità di recupero di San Patrignano fondata da Andrea Muccioli – a quanto pare, allontanato dalla direzione della comunità insieme alla famiglia proprio dai Moratti – dei disastri a Sarroch proprio non intende parlare e ogni volta che gli toccano il loro gioiello di famiglia, da qualche anno con il suo titolo in Borsa, si incazzano come pantere.

D’altronde, come non dire che non abbiano anche loro una parte di ragione? Se bisogna disinquinare mica lo devono fare i Moratti che in Sardegna hanno portato lavoro a pacchi dono. Che ci pensi la Regione. Perché su quest’isola a forma di piede, proprio al centro del Mediterraneo, mica è detto che che chi inquina deve addirittura pagare.


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