Altri trecento morti sulle nostre coscienze

Sono trecento gli ultimi morti causati dalle carrette del mare. Lo schema è sempre lo stesso: imbarcazioni dalla sicurezza improbabile vengono caricate fino all’inverosimile e lanciate nella folla corsa per raggiungere le coste della Sicilia. Se il tempo è da burrasca poco importa, al massimo moriranno. E infatti questi ultimi trecento sono morti. Poi, quando arrivano sulla terraferma qualcuno piangerà. Lo schema è sempre lo stesso e va avanti da almeno un secolo. Un giorno è toccato agli italiani che tentavano di passare clandestinamente in Francia e in Svizzera lungo i sentieri di montagna. La loro epopea è descritta molto bene in alcuni libri recentemente pubblicati. All’inizio del secolo lo stesso capitava agli italiani che tentavano di sbarcare clandestinamente negli Stati Uniti: prima di arrivare a Ellis Island, si buttavano in mare. Molti rimanevano in quelle acque fredde che precedevano il porto.
I migranti che arrivano oggi dall’Africa adottano le stesse tecniche e si trovano con gli stessi problemi. Chi dovrebbe riceverli non li vuole e quindi utilizza tutti i modi per ritardare il loro arrivo. Il ministro Maroni dell’attuale governo sta facendo proprio questo, pensando così di mettere paura e diminuire i flussi. Solo che questi non diminuiscono, perché il suo ragionamento è fra i più improbabili che si possano pensare. Le due logiche non coincidono e quindi si contrastano fin dalle origini. Cosa fare di alternativo è presto detto: intanto prendere seriamente il fenomeno, sgombrarlo da qualsiasi pietismo e analizzarlo come un un fenomeno sociale da risolvere come tanti altri: la miseria e la voglia di migliorare la propria esistenza è importante per gli uomini e non si può reprimere con semplici armi di contrasto poliziesco. Gli immigrati arriveranno comunque, si installeranno nelle nostre città e formeranno comunità stabili. Tutto questo è inevitabile. Bisogna solo capire se vogliamo integrarci anche noi capendo le loro esigenze oppure sogniamo dei muri. Ma bisogna anche ricordare che tutti i muri si abbattono e alla fine si dimostrano inutili. La muraglia cinese, come la linea Maginot furono abbattute nell’arco di qualche giorno; il vallo Adriano non fermò l’avanzata dei barbari in Anglia; e chi vuole entrare al massimo si inventa un cavallo di Troia. Perché ad entrare si entra: non esiste limite e non possono essere bloccate tutte le strade. Dobbiamo invece accettare una nuova condizione di società aperta, fluida, elastica. Non vi sono alternative. Chi pensa che dobbiamo difendere la nostra società dalla barbarie vuole semplicemente dire che non ha mai letto un libro di storia: la nostra società europea è oggi così grazie alle invasioni barbariche di popoli che i romani credevano selvaggi. Se si suona la chitarra lo si deve agli arabi e il violino è un prodotto delle contaminazioni zigane. Il blu delle maioliche è un prestito della raffinata saggezza araba e la porcellana proviene dalla Cina. Ma tutte queste valutazioni si scontrano con la paura, e la paura, è risaputo, genera mostri.
Questi ultimi trecento inutili morti dovrebbero farci riflettere.


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