Ripensare i flussi

Gli ultimi dati della Commissione europea descrivono un quadro della situazione dell’occupazione semplicemente disastroso. A soffrire della mancanza di lavoro saranno come al solito gli strati più deboli delle nostre società, a ruota seguiranno i settori che al momento si trovano nei livelli intermedi di reddito. La crisi, si dice, con meno virulenza nel settore pubblico, colpirà in qualche maniera almeno il sessanta per cento degli occupati delle nostre società occidentali.

Ma se in Occidente la crisi sarà la peggiore degli ultimi cento anni, ancora di più sarà pesante per quei paesi in via di sviluppo e quelli emergenti: paesi quali la Cina o l’India, che al momento hanno segnato performaces di oltre dieci punti sui loro Pil dovranno rivedere molti dei loro calcoli di crescita, perlomeno di medio periodo. Insomma, è crisi; e con la crisi normalmente aumenta l’emigrazione. E’ sempre stato così e così sarà anche questa volta; si tratta, infatti, di un fenomeno costante e storicamente accertato sul quale vi è davvero poco da aggiungere.

Dove si dirigeranno le masse dei nuovi migranti? Sicuramente l’andamento sarà quello classico: in pratica, dai luoghi più poveri la gente si sposterà in quelli meno poveri. Un analista descrive questo come una marea che piano piano si frange sulle coste.
Ma quali sono le “coste” in questo quadro di riferimento allegorico? Le “coste” sono l’Occidente, cioé la parte ancora più ricca e benestante al mondo.Ma, proprio perché quella con il più alto grado di vivibilità è anche la più debole. Tutti gli imperi sono caduti nel massimo del loro fulgore. La decadenza inizia normalmente quando si raggiunge l’opulenza, non prima.
Esiste un modo per uscire da questo cammino obbligato verso la decadenza del nostro modello di civiltà? Come al solito esiste, ma non è facile da digerire e questo per ragioni che tutti noi conosciamo: normalmente quando le società si sentono minacciate tendono a rafforzare le barriere nei confronti dell’esterno erigendo mura insormontabili: il vallo adriano, la muraglia cinese, la linea maginot sono gli esempi più conosciuti. Queste difese sono state sempre distrutte, perché nella storia dell’uomo l’orda vince sempre.
Quando la Lega Nord in Italia ha cominciato il suo cammino contro l’immigrazione era ancora il tempo degli albanesi e di quelli che allora venivano chiamati i “vu cumprà”: era la fine degli anni ottanta e le presenze straniere non arrivavano al milione di individui. Oggi invece i dati ricordano che gli immigrati regolari in Italia sono quattro milioni, senza contare gli irregolari e gli stagionali. Ma gli analisti ritengono che nei prossimi dieci anni gli immigrati in Italia non saranno meno di 10 milioni. Secondo voi, è possibile fermarli?
Nessuna legge, nessuna manifestazione di piazza può fermare la marea, è una battaglia non solo sbagliata, ma persa in partenza. Perché non bastano leggi, poliziotti alle frontiere, diktat di diverso genere a bloccare i flussi, non si è mai verificato e non si verificherà mai. Ma oggi, purtroppo, la maggioranza dei cittadini italiani pensa che ad un’azione debba corrispondere una reazione. Come al solito, il gioco che si vuole giocare è ancora una volta quello dei perdenti.
La storia della nostra civiltà va per luoghi comuni, per frasi fatte, per ragionamenti ovvi, nessuno al momento cerca di sviluppare un discorso diverso che parta dai fondamentali. E uno di questi fondamentali è che l’immigrazione è un falso problema e che la difesa del territorio è un falso obiettivo. L’uomo naturalmente occupa i territori lasciati liberi. Se un tempo questi erano rappresentati da luoghi geografici, oggi i territori da occupare sono “i modelli di sviluppo e i luoghi con una forte vicinanza con i beni di consumo”.
Ma gli italiani si stanno avviando verso una china pericolosa, si stanno scegliendo strade tortuose e innaturali: troppi pensano che la ricchezza la si possa difendere con i divieti, che quello che si è accumulato lo si protegge con le espulsioni e il non riconoscimento dei diritti individuali. Pensano che se si opera un blocco sulle entrate si produce come effetto la preservazione della ricchezza. Niente di più sbagliato: nessuna ricchezza può essere difesa in questo modo, anzi tutte le ricchezze che ci si ostina semplicemente a conservare diventano inutili e quindi perdono di valore.
Non è un assunto inventato, ma un’altro dei fondamentali del nostro modello economico: nel modo di produzione occidentale la rendita da capitali vive grazie al fatto che esiste, appunto, la produzione. Senza produzione non esisterebbe nessuna rendita. I titoli spazzatura che hanno portato all’attuale bolla speculativa ne sono la riprova. Questo fondamentale è un altro di quelli che in questo momento vengono rifiutati; e troppi, per arrivare ad un facile guadagno elettorale cercano il consenso proprio con sistemi innaturali di regolazione dei flussi, applicando regole semplicememente restrittive, o incarcerando i migranti in prigioni che solo l’ipocrisia chiama centri di accoglienza. Ma sarà tutto inutile l’immigrazione fa parte delle cellule che danno vita all’uomo, impedire i flussi non solo è cretino, ma impossibile.

Inoltre gli immigrati, come ricordano alla confindustria “sono utili” perché rimpolpano la macchina produttiva, gli danno vitalità recuperando prestazioniInoltre, nel nostro mondo alle mansioni lavorative si applica una scala di valori molto rigida che produce il fatto che oggi fare l’insegnante è più ricercato che fare l’idraulico. Il problema non sono perciò i guadagni, ma la collocazione immaginaria. Non si capisce infatti perché sennò moltissimi ragazzi accettino stipendi da fame per decenni, ma non pensano di certo ad abbandonare la loro postazione di ricercatori a sottopagati in uno dei tanti istituti sperduti nella giungla delle università italiane. Inoltre, alcuni lavori sono stati completamente abbandonati dagli italiani e quei lavori, però, dal momento che hanno una loro utilità sociale, sono stati occupati da extracomunitari. E’ il caso classico delle badanti. Un lavoro che molti ritengono nuovo, ma che non è altro che la riproposizione aggiornata di un vecchia usanza. La figura della badante, infatti, riporta alle società post industriali di tutta la vecchia Europa, quando dalle campagne, soprattutto donne, venivano ospitate nelle case delle famiglie più abbienti per svolgere non solo il lavoro di domestica ma di assistenza ai più anziani della casa. Oggi le badanti sono la stessa cosa, anche se rivedute e corrette da leggi che fissano nuovi paletti e precise mansioni. Ma lo stesso sta capitando nel settore dell’agricoltura dove i braccianti a giornata vengono sostituiti quasi in toto da lavoratori stranieri. Così accade pure nel settore delle microimprese, cioé quelle individuali, la cui predominanza a livello di nascite negli ultimi anni è di extracomunitari. Queste microimprese sono oggi soprattutto diffuse nel settore della ristorazione e dei servizi alle famiglie: Insomma, il muratore, il piastrellista, l’idraulico, il sarto.sono ormai in buona parte non italiani. E la tendenza è in crescita. Insomma, gli extracomunitari non fanno altro che aumentare e nessuna legge restrittiva sembra comunque in grado di bloccarli: sono utili, molti settori industriali li richiedono e la diffidenza dei singoli non è sufficiente a bloccarli. In pochi anni, se il disastro economico continuerà, arriveremo con gli immigrati ai livelli del resto degli altri paesi occidentali: cioé a dover avere in Italia almeno un quinto dei propri abitanti non di origine autoctona. Che lo si voglia o meno, il fenomeno diventerà sempre più importante e quindi bisognerà regolarizzarlo. Ma chi penserà di bloccarlo farà il peggiore affare della sua esistenza. Meglio sarebbe se ci si avviasse verso una carta delle regole da condividere uguale per tutti i cittadini, autoctoni ed extracomunitari. E in questa carta non devono esistere privilegi di nessun genere nei confronti di nessuno, perché i privilegi portano al desiderio di abbatterli e quindi a guerre e a rivolte.


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