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	<description>Associazione culturale dei sardi di fuori e sardi di dentro</description>
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		<title>il mercato del lavoro in Sardegna</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 20:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[segnalo un analisi di Piero Ausonio Bianco dal mensile di informazione socioeconomica della Sardegna   Sardinews I dati della disoccupazione in Sardegna stanno diventando sempre più preoccupanti (circa 13 per cento). Ancora più preoccupanti sono i dati della disoccupazione giovanile (circa 45), accompagnati dal basso livello di istruzione dei sardi, peggiore dei valori nazionali per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/03/capannone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1043" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="FRER0001518" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/03/capannone.jpg" alt="" width="150" height="109" /></a>segnalo un analisi di Piero Ausonio Bianco dal mensile di informazione socioeconomica della Sardegna   <span style="color: #000080;"><strong><a title="Sardinews" href="http://http://www.sardinews.it/Analisi.html" target="_blank"><span style="color: #000080;">Sardinews</span></a></strong></span><br />
I dati della disoccupazione in Sardegna stanno diventando sempre più preoccupanti (circa 13 per cento). Ancora più preoccupanti sono i dati della disoccupazione giovanile (circa 45), accompagnati dal basso livello di istruzione dei sardi, peggiore dei valori nazionali per quanto riguarda il numero dei laureati, dei maturati e di coloro che hanno una qualifica professionale. Che fare?<span id="more-1040"></span><br />
L’economista cerca di incrociare dati, alla ricerca di correlazioni che non siano solo casuali, per evitare l’errore post haec &#8211; propter haec. Il sociologo cerca di fornire quadri interpretativi in base alle più accreditate teorie accademiche e propone soluzioni in base alle proprie idiosincrasie politiche.<br />
Sono però valutazioni fatte su grandi numeri, basate su indicatori che colgono solo alcuni aspetti della complessità del mondo del lavoro e della produzione di ricchezza. (Hayek: “quanto poco le statistiche possano contribuire alla spiegazione di fenomeni complessi”).<br />
Se si osservassero i reali individui all’opera, forse si scoprirebbe qualche caratteristica non rilevata dagli indicatori, ma che ha un potente effetto sugli scarsi risultati economici della Sardegna.<br />
Per lavoro, visito parecchie aziende, in Italia ma anche in Sardegna. Mi capita quindi di incontrare lavoratori sardi e magari di chiedere anche ai responsabili dell’azienda che cosa pensino dei sardi come lavoratori. Quando poi confronto questi giudizi con quelli sui sardi che lavorano in Sardegna, mi sembra di avere a che fare con due popolazioni distinte, con tratti caratteriali apparentemente simili che però nel continente si declinano, ad esempio, come orgoglio nel portare avanti il lavoro fino ad un risultato, mentre in Sardegna è sovente solo testardaggine senza frutto.<br />
Senza tanti giri di parole, vorrei che ci si interrogasse sulla temperie sociale che forma il carattere e la scadente qualità, almeno dal punto di vista professionale, di tanti giovani sardi, e di conseguenza sull’imprenditoria sarda.<br />
La prima caratteristica che mi colpisce in tanti sardi è l’elevata concezione di sé, strettamente legata all’enfasi sul titolo di studio: “Come, sono laureato e non trovo lavoro?”.<br />
Purtroppo, è piuttosto frequente vedere persone che non troverebbero un posto di lavoro neanche se chi li assume avesse risorse infinite. Chiedono il colloquio, si presentano con voluminosi curricula pieni di votazioni anche buone, enfatizzano master all’estero, credono di essere meritevoli di giganteschi lavori, poi iniziano a dare risposte confuse alle semplici domande “perché ti sei rivolto a noi?” “perché dovremmo assumerti?” “hai qualche idea sul contributo che potresti darci per far meglio il nostro lavoro?”. Non vale ripetere la tiritera di essere laureati con buoni voti, occorre anche mostrare di aver almeno un abbozzo di progetto di vita basato su una analisi dei punti di forza e di debolezza di quello che si può offrire professionalmente!<br />
Il risultato, e non è un aneddoto (conosco casi peggiori), è di ritrovarsi a lavorare sì in azienda, ma come generici, a parlare con i colleghi turchi e tunisini sulle differenze tra l’agnello, il porcetto ed il kebab, ed a inveire quando viene superato nel lavoro da un extracomunitario (solito ritornello “come, io ho studiato a ***, quello lì chissà che razza di scuole ha fatto”, dimostrando per di più di non avere ancora imparato i veri parametri di valutazione delle persone).<br />
A questo discorso si potrebbe obiettare che, se non c’è lavoro, poco serve avere un corretto approccio. Forse le cose non stanno proprio così. Se i laureati in materie umanistiche dell’università di Cagliari trovano lavoro in media dopo 17 mesi, e quelli in ingegneria dopo 10 mesi (non tanto dopo gli ingegneri del Politecnico di Torino, che trovano lavoro in media dopo 8 mesi &#8211; dati dei laureati 2004), forse anche la scelta della laurea inciderà in qualche modo.<br />
Non ci possono essere a Cagliari circa 2000 iscritti a psicologia e solo 1000 nelle facoltà scientifiche; per non parlare dei 1800 iscritti nel gruppo di materie relative all’insegnamento. Sempre che arrivino alla laurea, cosa faranno tutti questi “umanisti”? Cercheranno di fare lavori opinabili come il trattamento psicologico dei Dsa? Cercheranno lavoro come insegnanti? Cercheranno di trovare un posto pubblico qualsivoglia inanellando concorsi su concorsi?<br />
L’enorme riduzione dei concorsi pubblici ha chiuso la strada a coloro che hanno percorso una carriera scolastica come pecoroni, pensando che alla fine, prima o poi, avrebbero vinto un concorso.<br />
La scuola, poi, è ormai intasata da tutti quei laureati inutili che hanno scelto corsi di laurea assurdi, tanto poi “c’è l’insegnamento”. (tra parentesi, anche l’offerta formativa degli atenei sardi a volte non riesce nemmeno a soddisfare le richieste di legge per alcune figure professionali, quali gli educatori nelle strutture socio-assistenziali per anziani).<br />
E il discorso vale per tutti, dai laureati a chi non ha nessun titolo di studio. Quando sento imprenditori che affermano di non trovare risorse specializzate e che, addirittura in Sardegna, rifiutano commesse per mancanza di competenze disponibili, mi viene il dubbio (retorico, ci sono numerosi studi sull’argomento che confermano l’impressione) che non sia tanto la richiesta di lavoro che manca, quanto l’offerta del lavoro che serve.<br />
La soluzione, codarda, è quella di prendersela con il “mercato del lavoro”, che non è capace di “valorizzare i miei talenti” (creduti tali in quanto certificati dal foglio di carta del titolo di studio).<br />
Se uno si ritiene così bravo e così incompreso, perché allora non avvia qualcosa di suo? Se ritieni che psicologia o filosofia siano indirizzi di studi validi per procurarti pane e companatico, o perché nonostante il tuo diploma di clavicembalo, l’orchestra del Lirico di Cagliari non ti assume, non ti viene in mente che è sterile limitarsi ad inveire sulla mancanza di posti di lavoro, sulla carenza di risorse per la scuola, sull’ignoranza dei tuoi concittadini, sull’insensibilità delle aziende che ritengono una emerita idiozia la valutazione psicologica dello stress-correlato?<br />
Perché non ti metti invece in gioco con una tua iniziativa imprenditoriale? Anche qui, purtroppo, le caratteristiche del sistema educativo e sociale sardo giocano un ruolo nefasto. Provate a chiedere in giro che sentimenti suscitano le parole “profitto” o “iniziativa privata” o “imprenditore”. Sarete sommersi da un insieme di luoghi comuni che paragonano imprenditoria a evasione fiscale, sfruttamento dei lavoratori, inquinamento, arricchimento a spese degli altri, egoismo e così via.</p>
<p>In Sardegna è fortemente deficitaria l’educazione all’imprenditoria, che significa educare “le abilità individuali al saper trasformare le idee in azione. L’imprenditorialità include la creatività, il senso di iniziativa, l’innovazione, l’assunzione del rischio, così come l’abilità a pianificare e gestire progetti, con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi” (sono parole targate UE).<br />
Anche in questo la scuola ha una responsabilità colossale, che può essere coperta non con altri finanziamenti, ma solo con un altrettanto colossale cambiamento di mentalità dei professori.<br />
Insegnanti che non hanno mai conosciuto il mondo del lavoro, da cui non possiamo aspettarci niente che non sia un modello di apprendimento burocratico, che non hanno quindi la strutturazione culturale per capire il mondo che li circonda, e debbono affidarsi agli opinionisti dei giornali per sapere che cosa pensare di un dato argomento.<br />
Scuola che magari insegna un sacco di cose, ma non la capacità di applicare le conoscenze ai contesti reali, rendendo le nozioni scolastiche inutili quanto una biblioteca senza un catalogo dei libri.<br />
Invece di educare le persone al raggiungimento di un risultato, economicamente ed eticamente giusto, il nostro sistema educativo educa, al più, alla correttezza formale dei risultati. Non è importante risolvere un problema concreto, ma è importante saper fare una delibera inattaccabile!<br />
Ho avuto a che fare con altissimi, ed onestissimi, direttori regionali traviati a tal punto da questa mentalità che, quando alla loro pensione si sono trovati ad avviare una iniziativa imprenditoriale dove, ahimè, ero coinvolto con i miei soldi, hanno pensato che lo sviluppo aziendale dovesse seguire lo stesso approccio dell’Ente pubblico (se il potere politico ritiene necessario fare un porto turistico sul Gennargentu, il buon funzionario crea un ufficio apposito, con le previste dotazioni impiantistiche e di pianta organica e si preoccupa di realizzare il progetto nel rispetto di tutti i requisiti formali di legge). Il risultato? Sforzi molti e risultati nulli.<br />
Prevedo anche qui l’ obiezione: “Chi mi dà i soldi per la mia impresa?”.<br />
L’avvio di nuove attività imprenditoriali è caratterizzata in Sardegna da una insieme di elementi negativi che, pur presenti in altre regioni italiane, sono ulteriormente limitanti in Sardegna. Bassa diffusione della cultura d’impresa vuol dire anche che la valutazione dell’idea imprenditoriale per il finanziamento pubblico è affidata a persone non esperte nelle dinamiche d’impresa (funzionari regionali – esperti universitari). A questo segue una limitatissima capacità di supporto allo sviluppo aziendale, fornito sempre da esperti accademici e non da “practitioner” formatisi sul campo, cioè da imprenditori con esperienza pratica sulle dinamiche d’impresa e del mercato.<br />
Se si guardano i deposito bancari e postali, si intravvedono però vie d’uscita. I sardi hanno da parte circa 6.000 € a persona (per confronto, in Piemonte è 8.500€). Perché si preferisce affidare alle banche il compito di far fruttare questi soldi, invece di giocarli in una idea imprenditoriale?<br />
Perché chi ha l’idea cerca soldi presso l’ente pubblico, e non attraverso le proprie reti di conoscenza?<br />
Una soluzione alla quale sto cercando di dare il mio contributo, è quello di creare reti di “Investor Angels”, cioè persone che partecipano al finanziamento ed agli utili dell’impresa con risorse proprie. L’unico impegno richiesto, oltre all’investimento monetario, è di essere essi stessi imprenditori, in modo da poter fare una profonda e competente valutazione dell’idea imprenditoriale, garantita peraltro dal fatto che stanno investendo propri soldi, e non soldi pubblici. In Sardegna esistono numerose reti “dal basso”, non solo amicali e parentali, ma anche legate all’associazionismo, dall’oratorio fino al Rotary Club. Il mio sogno è che queste reti aggreghino anche persone che desiderano rischiare i propri soldi su idee innovative proposte dal clavicembalista o dal letterato, oltre che dal geologo o dal fisico e finalizzate a creare ricchezza.<br />
Però si giocherebbe a carte scoperte: io valuto la tua idea con estremo rigore, senza farti nessuno sconto, perché ci sto investendo del mio (tempo, denaro e competenze) e voglio un ritorno, tu devi darti da fare perché altrimenti perdi la faccia con me che ho creduto in te, e non con un impersonale funzionario pubblico al quale faccio vedere inoppugnabili carte che attestano formalmente la mia buona volontà, ma non l’inconsistenza dell’idea e l’incapacità a portarla avanti (attestata concretamente dall’insuccesso dell’iniziativa).<br />
Forse “idee dal basso” come questa contribuirebbero a distruggere quella koinè politico-culturale nella quale la Sardegna si trova immersa, creata da un ceto dirigente formato da politici, docenti universitari, alti burocrati, che magari bisticciano animatamente sulle ricette politiche e sui nomi di partito, ma che rimangono sempre all’interno delle stesse, datate e pericolose, coordinate culturali.<br />
Soprattutto, occorre che alle discussioni sulle nobili parole “equità” “redistribuzione” “giustizia” ecc. si portino ricette reali per “creare ricchezza”.</p>
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		<title>la Romania ospite alla VII edizione di AsuniFilmFestival</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 15:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>garau</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AsuniFilmFestival è diventato ormai, pur nella sua piccola dimensione un evento italiano dedicato al confronto / incontro tra realtà cinematografiche marginali, lontane, ai confini, siano essi fisici o concettuali. La VII edizione del festival ospiterà la Romania.  Accanto alla filmografia del territorio scelto, ogni anno si mantiene alta l’attenzione sulle recenti produzioni isolane affiancando alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0066;"><strong><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/02/visioni1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1032" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="AsuniFilmFestival2012 - Romania" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/02/visioni1.jpg" alt="" width="200" height="135" /></a>AsuniFilmFestival</strong></span> è diventato ormai, pur nella sua piccola dimensione un evento italiano dedicato al confronto / incontro tra realtà cinematografiche marginali, lontane, ai confini, siano essi fisici o concettuali. La VII edizione del festival ospiterà la <strong><span style="color: #ff0066;">Romania</span></strong>.  Accanto alla filmografia del territorio scelto, ogni anno si mantiene alta l’attenzione sulle recenti produzioni isolane affiancando alle proiezioni musica, laboratori, tavole rotonde, libri e altre attività complementari al festival. Incontri, proiezioni, laboratori si terranno ad Oristano, Sedilo, Cabras, oltre che ad Asuni. Tra gli artisti presenti:  Vlad Ivanov, Dorotheea Petre, Maria Popistasu, Alex Baciu, Paolo Zucca, Gianni Caria. Domenica sera, alle ore 21, si conclude con un concerto: Màrian Serban al cembalom e Elva Lutza, (Nico Casu &#8211; trombe, voce Gianluca Dessì &#8211; chitarra, mandole) al Teatro Garau di Oristano. <strong>Programma completo su <span style="color: #ff0066;"><a href="http://www.asunifilmfestival.it"><span style="color: #ff0066;">www.asunifilmfestival.it</span></a></span></strong></p>
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		<title>a Giovanni Lilliu, padre di sardità</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 21:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piras Keller</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, il giorno del mio compleanno è morto Babbài Lilliu, come lo chiamavamo in tanti da tanto Giovanni Lilliu, riconoscendo in lui un padre di noi tutti. Perché padre di sardità, padre della cultura del risveglio, della cultura dell’identità, della coscienza linguistica, un padre spirituale di tanti di noi, in questo senso. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, il giorno del mio compleanno è morto Babbài Lilliu, come lo chiamavamo in tanti da tanto Giovanni Lilliu, riconoscendo in lui un padre di noi tutti. Perché padre di sardità, padre della cultura del risveglio, della cultura dell’identità, della coscienza linguistica, un padre spirituale di tanti di noi, in questo senso. Non solo lui, certo, ma uno dei grandi.<br />
Io l’ho conosciuto a metà degli anni ’70 in un convegno nei Pirenei francesi, al quale avevo partecipato, insieme a mia moglie, in un convento dov’era padre Aureli Argemi, direttore della rivista Nationalia, altro personaggio cui sono debitori gli studi sulle nazionalità minoritarie. <span id="more-1020"></span>C’erano anche Antoni Cossu, allora e per tanto tempo ancora direttore della Grotta della Vipera, Antonello Satta, Eliseo Spiga, Domenico Canciani, Fernando Ettori, corso, e altri, occitani, tanti catalani e altri sardi.<br />
Schede su quello che Babbài Lilliu ha significato per l’Archeologia, per la Paletnologia, in ambito internazionale, per la coscienza identitaria, se ne troveranno finché si vuole in questi giorni. Sulla sua figura anche politica che infrangeva tanti rigidi schemi. Quando feci la mia prima pubblicazione gli inviai un estratto e mi scrisse una lunga lettera, in sardo, naturalmente. Ricordava chi fossi e in che occasione ci fossimo conosciuti; e qualche anno più tardi, quando lo chiamai al telefono per fargli gli auguri di compleanno, si ricordava sempre, eccome. Sarà stato anche il parlare sempre e solo in sardo, con lui, ciò che già stabilisce una base di comune appartenenza forte, ma certamente non solo, l’ho sempre sentito come una persona cui volere bene, oltre che stimare e ammirare.<br />
Babbài, bandiri in bonòra, chi dd’accunpàngiri sa Mamma Nòsta Manna de s’Àiri, de sa Tèrra i de s’Acua.</p>
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		<title>Alcoa un’altro tassello del disastro Sardegna</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 22:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[In Sardegna in questo periodo non si fa altro che leggere notizie di aziende che chiudono. L’ultima a crollare è l’Alcoa che ha deciso di chiudere mandando a spasso i cinquecento occupati e gli altri cinquecento dipendenti delle imprese esterne. “La vertenza Alcoa deve essere percepita come una vertenza nazionale alla stregua di quanto avvenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/capannone1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1016" style="border: 0pt none; margin: 5px;" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/capannone1.jpg" alt="" width="150" height="109" /></a>In Sardegna in questo periodo non si fa altro che leggere notizie di aziende che chiudono. L’ultima a crollare è l’Alcoa che ha deciso di chiudere mandando a spasso i cinquecento occupati e gli altri cinquecento dipendenti delle imprese esterne. “La vertenza Alcoa deve essere percepita come una vertenza nazionale alla stregua di quanto avvenuto per situazioni analoghe”, spiega il presidente della Regione Sardegna, che sottolinea: “L’importanza strategica del polo dell’alluminio sarà portata anche all’attenzione del presidente Monti durante l’incontro fissato per tutte le Regioni del Sud il 17 gennaio”. Certo è che il presidente Cappellacci, può dire e scrivere ciò che vuole, ma non cambierà nulla: quello che sta accadendo inesorabilmente in questi anni è che l’intero comparto industriale della Sardegna lo stanno mettendo in disarmo e nessuno, ma proprio nessuno, ha intenzione di cambiare la rotta. E non la vogliono cambiare semplicemente perché non possono.</p>
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		<title>Anche ad Israele, sul problema dell’immigrazione, si imitano quelli della lega</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 22:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nuova legge della Knesset contro l&#8217;immigrazione prevede tre anni di detenzione preventiva senza processo per coloro che entrano nel paese clandestinamente. Fino a 15 anni per chi li aiuta. Un articolo fresco fresco, appena pubblicato su “Il Manifesto”, sottolinea una legge appena varata in Israele che a quanto pare ricalca il pensiero sull’argomento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/immigrazione4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1011" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="foto di Paolo Righi - Meridiana Immagini" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/immigrazione4.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Una nuova legge della Knesset contro l&#8217;immigrazione prevede tre anni di detenzione preventiva senza processo per coloro che entrano nel paese clandestinamente. Fino a 15 anni per chi li aiuta. Un articolo fresco fresco, appena pubblicato su “Il Manifesto”, sottolinea una legge appena varata in Israele che a quanto pare ricalca il pensiero sull’argomento della Lega Nord. Sicuramente l’onorevole Borghezio sarà contento. Un pò meno tutti coloro compresi noi che ritengono i diritti umani sacri ed inviolabili. Comunque di seguito riportiamo l’articolo apparso il 12 gennaio 2012 su <a title="il manifesto" href="http://www.ilmanifesto.it" target="_blank">“<strong>Il Manifesto</strong>”</a>.  Buona lettura.<span id="more-1010"></span> “Umberto Bossi fa proseliti in Israele dove le sue idee su come fermare e punire i migranti riscuotono, evidentemente, non pochi consensi. Due giorni fa la Knesset, il parlamento israeliano, ha varato nuove norme anti-«infiltrazione» che inaspriscono le pene nei confronti dei clandestini e prevedono la possibilità di detenzioni preventive, senza processo, fino a tre anni. Di fatto sono state estese ai migranti e ai richiedenti asilo norme durissime già in vigore da diversi anni contro l&#8217;infiltrazione di «potenziali terroristi». Il voto si inserisce in un più generale inasprimento della legislazione contro l&#8217;immigrazione illegale promosso con forza dal governo di Benyamin Netanyahu e dalla maggioranza di destra che lo sostiene. Il premier un paio d&#8217;anni fa è arrivato al punto da definire la presenza nel paese dei clandestini una «minaccia» per la maggioranza ebraica di Israele. I più interessati dalle conseguenze del voto alla Knesset sono i migranti provenienti dall&#8217;Africa che varcano la frontiera nel Sinai. Se catturati della polizia o dalle unità speciali del ministero dell&#8217;interno, potranno passare in carcere dai 3 anni in su, a seconda del loro paese d&#8217;appartenenza. I sudanesi, ad esempio, potrebbero restare in prigione per un tempo indeterminato perchè provengono da uno Stato «nemico». E rischiano grosso anche coloro che aiutano i migranti a entrare in Israele: fino a 15 anni di prigione e multe salatissime. Ulteriormente colpiti sono i richiedenti asilo che diventeranno un criminali a tutti gli effetti, in violazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, di cui Israele è firmatario, che vieta la detenzione o l&#8217;espulsione dei soggetti che godono di protezione internazionale. Diverse organizzazioni non governative israeliane impegnate sul fronte dei diritti umani accusano la destra d&#8217;essere ossessionata da qualsiasi fenomeno possa intaccare &#8211; anche solo in teoria &#8211; «l&#8217;identità ebraica» del paese e bollano come sproporzionate e discriminatorie le norme approvate dalla Knesset. La sinistra, o ciò che in Israele resta di essa, invece non ha fatto molto per denunciare la politica di Netanyahu verso i migranti ed i richiedenti asilo. Da parte loro i laburisti e i centristi di Kadima tacciono e con il loro silenzio dimostrano di approvare la linea di Netanyahu. Alcuni deputati della minoranza palestinese invece hanno denunciato i nuovi provvedimenti come «anti-democratici». Non è questa l&#8217;opinione del ministero dell&#8217;interno che ha difeso le norme votate dal parlamento descrivendole come una barriera contro il «pericolo» dell&#8217;immigrazione clandestina. E&#8217; soddisfatto Ron Huldai, il sindaco di Tel Aviv, che qualche tempo fa ha addebitato proprio ai migranti il degrado di alcune aree della città e si era mosso per riportare la questione sui banchi della Knesset. Intanto prosegue a ritmo elevato la costruzione del muro anti-migranti lungo circa 240 chilometri che sta sorgendo, per volontà del governo Netanyahu, sul confine con l&#8217;Egitto. Dovrebbe essere pronto verso la metà del 2012.”</p>
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		<title>Aumentano coloro che In Europa  non pensano più di trovare un posto di lavoro: in Italia il record</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 21:41:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I dati dei “senza speranza”, cioé di coloro che anche psicologicamente non si mettono più il problema di trovare un posto di lavoro, aumentano ogni giorno di più in tutta Europa. Il dato è davvero preoccupante e dovrebbe fare riflettere un po’ tutti. Vi segnaliamo un articolo appena pubblicato sulle pagine di Repubblica Online che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/migranti1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1001" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="foto: www.fotoreporter.it" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/migranti1.jpg" alt="" width="107" height="150" /></a>I dati dei “senza speranza”, cioé di coloro che anche psicologicamente non si mettono più il problema di trovare un posto di lavoro, aumentano ogni giorno di più in tutta Europa.</p>
<p>Il dato è davvero preoccupante e dovrebbe fare riflettere un po’ tutti. Vi segnaliamo un articolo appena pubblicato sulle pagine di Repubblica Online che riteniamo debba essere diffuso. Lavoro Ue, 8,2 milioni i «senza speranza». L&#8217;Eurostat avvisa: «Uno su tre è italiano». Sono i disoccupati che hanno smesso di cercare alternative. Se si guarda solo all&#8217;Eurozona,  il dato sale a uno su due (Ansa/Benvenuti)<span id="more-998"></span></p>
<p>MILANO &#8211; Otto milioni di disoccupati che vorrebbero lavorare ma si sono arresi e non cercano più un impiego. La cifra impressionante riguarda l&#8217;Unione europea a 27, secondo Eurostat (l&#8217;Ufficio statistico dell&#8217;Unione Europea), ma ad allarmare è che l&#8217;Italia è il paese con il più alto numero di persone in questa situazione.</p>
<p>UNO SU TRE &#8211; Secondo dati del 2010, i senza lavoro che hanno perso ogni speranza sono 8.250.000, il 3,5% della forza lavoro totale. E l&#8217;Italia è il Paese con il più alto numero, ne conta ben 2,7 milioni (l&#8217;11,1% della forza lavoro). Quasi una persona su tre tra quelle che hanno smesso di cercare un impiego, quindi, è italiana.</p>
<p>EUROZONA &#8211; Se si restringe lo sguardo alla zona euro, si contano 5,465 milioni di persone atte al lavoro ma non in cerca, e il dato italiano ne copre la metà. Il rapporto «Underemployed and potentially active labour force statistics» (statistiche sulla forza lavoro sottoimpiegata e potenzialmente attiva), evidenzia quindi come l&#8217;Italia sia di gran lunga lo stato europeo con l&#8217;esercito più folto di persone che non hanno più fiducia nel mondo del lavoro.</p>
<p>FIDUCIOSI &#8211; Se il mondo del lavoro appare nero, o quanto meno grigio, per i nostri connazionali, per i bulgari (8,3%) e i lettoni (8%), brillano tre paesi in cui i disoccupati non si sentono né inattivi né sfiduciati: si tratta di Belgio (0,7%), Francia (1,1%) e Germania (1,3%). In questi Stati il mercato del lavoro è ancora in grado di dare speranza a chi rimane senza occupazione. (Repubblica online)</p>
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		<title>Un nuovo disastro a Portovesme: chiude l’Alcoa. Mille posti di lavoro persi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 21:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovi disoccupati in Sardegna. Con la chiusura dello stabilimento di Portovesme dell’Alcoa, ulteriori mille operai si aggiungeranno alla ormai lunga schiera di esuberi. Comincia male il nuovo anno industriale per la Sardegna. L’Alcoa ha annunciato l&#8217;intenzione di ridurre le capacità di produzione di alluminio primario in Europa. Ciò rientra &#8211; si legge in una nota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/Alcoa.jpg"><img class="alignleft  wp-image-996" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="foto di Paolo Righi (Meridiana Immagini)" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2012/01/Alcoa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nuovi disoccupati in Sardegna. Con la chiusura dello stabilimento di Portovesme dell’Alcoa, ulteriori mille operai si aggiungeranno alla ormai lunga schiera di esuberi. Comincia male il nuovo anno industriale per la Sardegna. L’Alcoa ha annunciato l&#8217;intenzione di ridurre le capacità di produzione di alluminio primario in Europa. Ciò rientra &#8211; si legge in una nota della multinazionale – in un piano di ristrutturazione per ridurre la capacità totale di produzione di alluminio primario del 12%&#8230;..Le attività negli stabilimenti di Portovesme, di La Coruna e Aviles in Spagna verranno ridotte o fermate: l&#8217;obiettivo è quello di completare il piano entro la prima metà del 2012. <span id="more-995"></span>Questi stabilimenti sono tra i siti con i più alti costi nell&#8217;ambito del sistema Alcoa. La capacità di Portovesme è di 150.000 tonnellate, mentre La Coruna e Aviles sono di 87.000 e 93.000 tonnellate all&#8217;anno. La crisi del settore industriale isolano è ormai a livelli di altissima pericolosità. Praticamente la Sardegna sta perdendo completamente il suo apparato industriale e nessuna azienda è oggi in grado di reggersi senza l’intervento di strumenti di aiuti a cominciare dalla cassa integrazione. L’emigrazione, la fuga dalla Sardegna sta aumentando a ritmi incalzanti. Ma nessuna, a quanto pare sembra vederla.</p>
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		<title>Immigrati, sempre meno in Italia e calano gli irregolari</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 20:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco una sintesi dei dati diffusi nell’ultimo rapporto ISMU che sottolinea come in Italia stanno calando sia gli irregolari che gli ingressi: 430mila in meno in un anno. Con una caduta dell&#8217;86% tra il 1° gennaio 2010 e il 1° gennaio 2011 e questo nonostante il boom di sbarchi (52mila). Cala infine il numero degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2011/12/2RiccardoGallini_Meridiana-Immagini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-988" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="foto Riccardo Gallini - Meridiana Immagini" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2011/12/2RiccardoGallini_Meridiana-Immagini.jpg" alt="foto Riccardo Gallini - Meridiana Immagini" width="273" height="166" /></a>Ecco una sintesi dei dati diffusi nell’ultimo rapporto ISMU che sottolinea come in Italia stanno calando sia gli irregolari che gli ingressi: 430mila in meno in un anno. Con una caduta dell&#8217;86% tra il 1° gennaio 2010 e il 1° gennaio 2011 e questo nonostante il boom di sbarchi (52mila). Cala infine il numero degli irregolari nel nostro Paese, fermi a 443mila (11mila in meno in un anno).  Al 1° gennaio 2011 la popolazione straniera in Italiaè stimata in circa 5,4 milioni (tra regolari e non). In testa, come sempre, i romeni con oltre un milione e 100mila presenze. Nel complesso si registrano solo 70mila immigrati in più rispetto al 1° gennaio 2010. In pratica, ricorda la statistica il bilancio 2010 denuncia una caduta della crescita pari all&#8217;86%. È la prima volta negli ultimi otto anni che si registra un aumento dei flussi così basso. <span id="more-987"></span>Nell&#8217;ultimo anno si assiste però a un maggiore radicamento della popolazione straniera sul territorio: i residenti passano da 4 milioni e 235mila a 4 milioni e 570mila (+335mila). E gli irregolari che non hanno un valido titolo di soggiorno restano intorno ai 443mila , 11mila in meno rispetto ai 454mila stimati al 1° gennaio 2010. Gli stranieri a quanto pare lavorano più degli italiani: mentre la forza lavoro immigrata occupata è cresciuta di ben 276mila unità (+14%), quella italiana è diminuita di 160mila unità.  In Italia intanto aumentano sia il numero delle famiglie con almeno un membro straniero, sia il numero delle famiglie con solo stranieri che sono aumentate di tredici volte, passando da 127mila nel 1991 a 1,6 milioni nel 2009. A queste si aggiungono 500mila famiglie miste, per un totale di due milioni di famiglie con almeno uno straniero. Quanto alla povertà, la graduatoria della grave deprivazione materiale vede al primo posto le famiglie marocchine (33,4%), seguite da quelle tunisine (27,6%), indiane (26,2%) e cinesi (20%).  Il mercato degli sbarchi produce un giro d’affari di 700 milioni di euro l&#8217;anno. Il tariffario dipende dalla distanza: si pagano 7-10mila euro per arrivate in Italia dalle coste dell&#8217;Africa subshariana, contro i 1-2mila euro per il solo passaggio tra Tunisia o Egitto o Libia e Italia. Chi viene dall&#8217;Afghanistan o dall&#8217;Iran può arrivare a pagare anche 15mila euro. Considerato un costo medio a persona che va tra i 4mila e gli 8mila euro, nei primi sette mesi del 2011 in cui sono sbarcati 51.881 migranti il fatturato dei trafficanti oscilla tra un minimo di 207 milioni e 524mila euro a un massimo di 415 milioni e 48mila euro. Il che equivale a un fatturato annuo che va dai 355 milioni e 755mila euro a 711 milioni 511mila euro.  L&#8217;incidenza dei denunciati stranieri è in diminuzione rispetto agli anni passati: nel 2010 i denunciati stranieri dalle forze di polizia sono 274.364 e corrispondono circa a un terzo del totale dei denunciati (31,6%).  Per l&#8217;Ismu nel 2031 i residenti stranieri saranno 8,5 milioni. L&#8217;incremento più consistente sarà dovuto alla componente ultra sessantenne (+561%). Nel prossimo ventennio si assisterà anche a un aumento di acquisizioni di cittadinanza italiana. Le 50-60mila concessioni annue si quadruplicheranno raggiungendo quota 220mila tra il 2026 e il 2030. L&#8217;acquisizione di nuovi cittadini potrebbe accrescersi ulteriormente sino a raggiungere 257mila unità annue tra il 2026 e il 2030 nel caso in cui si introducesse &#8211; come chiesto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano &#8211; lo ius soli per i nati in Italia.</p>
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		<title>Il nostro primo piccolo progrom</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 20:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[A Torino, la popolazione inferocita di un quartiere ha assaltato un campo di nomadi e gli ha dato fuoco. Li accusavano di avere violentato una ragazzina di sedici anni. Ecco la sintesi della cronaca riportata su la Repubblica online del 12 dicembre 2011: “Un pogrom fatto in casa, con gli ingredienti del quartiere, il retrobottega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2011/12/RiccardoGallini_Meridiana-Immagini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-983" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="foto di Riccardo Gallini Meridiana Immagini" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2011/12/RiccardoGallini_Meridiana-Immagini.jpg" alt="foto di Riccardo Gallini Meridiana Immagini" width="150" height="226" /></a>A Torino, la popolazione inferocita di un quartiere ha assaltato un campo di nomadi e gli ha dato fuoco. Li accusavano di avere violentato una ragazzina di sedici anni. Ecco la sintesi della cronaca riportata su la Repubblica online del 12 dicembre 2011: “Un pogrom fatto in casa, con gli ingredienti del quartiere, il retrobottega della città. La manovalanza ultrà che vive all&#8217;ombra del Juventus Stadium, le pressioni dei pregiudicati, che entrano e escono dal carcere, trecento metri più in là. E poi l&#8217;odio per gli zingari, parafulmine di ogni rabbia, accampati a cinquecento metri, tra i ruderi della vecchia cascina della Continassa. Via delle Primule, dove abita Sandra, è il centro geometrico di questo mondo di paure, pregiudizi e codici d&#8217;onore. È il centro delle Vallette, da mezzo secolo avamposto di torri rosse e casermoni alla periferia nord di Torino”  Progrom. E’ la prima volta che in Italia si usa senza mezzi termini questa parola. Progrom viene dal russo e ricorda quei sanguinosi episodi, quei massacri di intere comunità di ebrei e di zingari, che sin dal medioevo hanno accompagnato la storia non solo dell’Est europeo ma dell’intero Occidente. <span id="more-982"></span>Inutile ricamarci su, ma una cosa certa è che i progrom tendono ad aumentare nei periodi di crisi economica: quando manca il lavoro, quando la sicurezza sociale comincia a declinare, quando non si vede un futuro di certezze, la gente cerca l’untore, il cattivo, il bruto; e normalmente lo trova fra quelle comunità più deboli della nostra. Gli zingari da questo punto di vista sono perfetti: minoritari da sempre, senza protezioni internazionali e marginali dal punto di vista economico. Sono il capro espiatorio ideale, la farina giusta per confezionare il miglior pane dell’odio. Auguri, chi voleva un buon piatto caldo di intolleranza con loro trova il migliore ingrediente.. Ovviamente da parte nostra è stupido ricordare che il 50% della ricchezza nazionale è in mano al 10% della popolazione di questo Paese. E che questo 10% non ha nessuna intenzione di distribuire parte delle loro ricchezze ai meno abbienti. Che spesso quel 50% ha accumulato la loro ricchezza, grassando, truffando e nascondendo i capitali nei paradisi fiscali di mezzo mondo. E soprattutto, che i grandi scandali, le grandi ruberie, hanno sempre come protagonista qualcuno di quel 10% della popolazione. Sono loro in realtà che controllano il sistema democratico del nostro Paese. Sono i nostri oligarchi. E lo sono da molti, troppi anni. Di certo questo 10% non parteciperà mai ad un progrom, se qualcuno di loro lo farà sarà per puro divertimento. Per un fatto estetico. Non li troverete mai in piazza a protestare contro una fabbrica che chiude, perché la fabbrica era proprio la loro;  non li sentirete mai lamentarsi per la crisi dei prezzi, perché sono proprio loro che li determinano; e quando vedranno l’ex nostro primo ministro che a Milano va in via Montenapoleone ad acquistare i regali per il circo dei suoi cortigiani, lo applaudirà. Sembra che tutti si siano dimenticati i disastri che quel signore ha combinato. Chi dice che i ricchi siano odiati? Chi dice che chi ha contribuito a mandare a carte quarantotto la nostra economia debba essere punito e meriti la galera? No, i ricchi non si toccano. I ricchi alla fine vincono sempre. Meglio incendiare un campo nomadi. Va bene così.</p>
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		<title>Cinema e Parole</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 20:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>garau</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 20 agosto 2011 prenderà il via la terza edizione della rassegna cinematografica &#8220;Cinema e Parole&#8221; ideata e realizzata dal Comune di Bauladu e dalla Consulta Giovani di Bauladu. Il tema proposto quest&#8217;anno quello della musica e delle colonne sonore nel cinema. Tra gli ospiti il jazzista Mauro Palmas, Giancarlo Biffi e Paolo Pinna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2011/08/Bauladu.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-937" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Bauladu" src="http://www.sudisterru.org/wp/wp-content/uploads/2011/08/Bauladu.jpg" alt="locandina festival" width="140" height="200" /></a>Sabato 20 agosto 2011 prenderà il via la terza edizione della rassegna cinematografica &#8220;Cinema e Parole&#8221; ideata e realizzata dal Comune di Bauladu e dalla Consulta Giovani di Bauladu. Il tema proposto quest&#8217;anno quello della musica e delle colonne sonore nel cinema. Tra gli ospiti il jazzista Mauro Palmas, Giancarlo Biffi e Paolo Pinna di Cada Die Teatro ed il trio Pixeldrama. Nel sito web del <strong><a href="http://www.comune.bauladu.or.it/" target="_blank">comune di Bauladu</a></strong> è disponibile il programma completo.</p>
<p>Info line: 349 3604398 &#8211; email : cinemaeparole@gmail.com; bauladugiovane@tiscali.it<br />
Segreteria organizzativa: CONSULTA DE IS ZÒVUNUS DE BAULADU &#8211; Consulta Giovani Bauladu, Via Josto, 2 &#8211; 09070 Bauladu (OR) email: bauladugiovane@tiscali.it &#8211; facebook.com/consultagiova​nibauladu</p>
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