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Altro che Trump, altro che Berlusconi

Inserito da Nello Rubattu il 15 gennaio 2017 nelle catagoria Senza categoria | Nessun commento »

22-01-09-italiaoggiTrump quando ha vinto,  mio figlio è stato tutta la notte sveglio per seguire la maratona. La mattina dopo, quando mi ha telefonato, incupito nella voce dalla vittoria di quella specie di Berlusconi statunitense, gli ho detto che se me lo avesse chiesto gli avrei ricordato che la vittoria di Trump era un pronostico più che certo. Mai fidarsi dei sondaggisti amici della famiglia Clinton, dei giornalisti newyorchesi, degli uomini di spettacolo, degli illuminati scrittori e dei loro mentori: un coacervo di grande industria e finanza.
Questa gente, con la loro finanza selvaggia, i loro accordi capestro di libero scambio, hanno messo in ginocchio, non solo l’agrcoltura europea, ma quella degli stati federali che compongono la gran Belt americana.
In quegli stati: agricoltori, artigiani, piccoli imprenditori e commercianti, sono stati rovinati da aperture di mercati e concorrenza sleale sui prezzi dei prodotti di base.
Per quello a loro è andato bene Trump: uno ricco che i dollari “Gliene escono dagli occhi”, ma palazzinaro, prima di tutto. Avrà fottuto le tasse migliaia di volte, ma lui campa dal prezzo delle case e dalla vendita immobiliare… e se le case si svalutano in Minnesota a lui, inteso come Trump, entra di meno in saccocia.
Perciò a Trumpi, andare contro le multinazionali, il libero mercato, i finanzieri d’assalto, quelli che producono fuori nei paesi terzi o contro gli ultimi della terra che da clandestini entrano negli Stati Uniti e lavorano a metà prezzo, rompendo antichi equilibri sindacali, non produce nessun problema. Anzi!
I nemici degli agricoltori sono invece quei fighetti saccenti della sinistra radical americana. Gente che vive in città e hanno il problema di dimostrare che loro con Trump e quando mai!… Solo che anche “loro” sono ricchi e vivono più o meno come il loro antidemocratico e poco liberal nemico: hanno camerieri filippini, il giardiniere messicano e il segretario nero.
Anche loro come Trump, ogni tanto si concedono una pacca sul culo rivolta a qualche esordiente in cerca di visibilità che freme nel farsi “impaccare”, sperando che dandola a qualcuno di loro si risolva i problemi economici come quelli di status. Monica Lewinsky è per questo che ha fatto storia. Lo sanno tutti.
I radical, a parte qualche anima pia almeno passabilmente onesta, condannano Trump in pubblico, ma in privato sanno che per la maggior parte dei loro connazionali quegli argomenti sono stupidaggini.
In pratica, anche se molti si rifiutano di ammetterlo, ma la pensano come gli abitanti del Minnesota. Gente che tanti problemi ha, ma non quello mettersi dei dubbi su come trattare le mogli… o sul fatto di pensare se è giusto o meno avere un amante o dare una pacca sul culo a qualche cameriera piacente . Fatevi un giro da quelle parti e poi ne parliamo.
Trump, purtroppo ha vinto perché, come al solito, il narcisismo della sinistra di tutto il mondo, la sua voglia di fare la prima della classe (tralasciando ad altri i fondamentali dell’economia), ha generato questo nuovo mostricciatolo presidenziale.
Ma ricordiamoci che non tutti i mostri sono uguali: in America al potere ci vanno alternandosi: un giorno sono per Kennedy un altro per Reagan. In Europa, invece, avere le destre che comandano è più pericoloso. Quando beccano il bastone di comando, non ci stanno molto a deragliare verso la strada delle dittature pesanti, delle guerre e dei disastri umani. Andatevi per questo a leggere la storia del novecento.
Speriamo che qualcuno intelligente la smetta di perdere tempo in analisi salottiere su la pettinatura di Trump e si accorga che Orban o la Le Pen, sono – almeno per noi – molto, ma molto più pericolosi per le nostre libertà fondamentali .
Per adesso in questa specie di affare chiamato Italia, campa ancira con quel minimo di democrazia che non è stata intaccata. Per il resto speriamo bene… Ma se al potere ci fosse ancora questo squallore di Pd e dei loro cuginetti di centrodestra, Casa Pound rischia di diventare il primo partito italiano. Sfiga.


Il colore della pelle

Inserito da Nello Rubattu il 14 gennaio 2017 nelle catagoria recensione | Nessun commento »

FRER0018606Quando mi trovo a Bologna, una delle attività che faccio è cercare notizie sulla Sardegna. Il computer è una grande risorsa e quindi la uso. Uno dei siti di informazion che frequento è “Sassari news”. Riporta molte notizie sulla mia città e quindi va bene per le mie esigenze di informazione. Ogni tanto mi leggo dei commenti che passa quel convento mediatico e ogni volta mi stupisco per le dabbenaggini che scrive in quel contenitore un tal signore Marcello Orrù, che per quanto ho scoperto è attualmente consigliere regionale per il Psdaz, oltre che eletto a Sassari.
Per chi mi conosce sa che per molti anni della mia vita sono stato iscritto al partito sardo. Sono un indipendentista e da sempre ho pensato che la Sardegna in Italia non ci sta a fare niente. Ma essere indipendentista non è un valore per sottrazioni, ma semmai per il suo contrario.
Essere indipendentisti vuol dire essere prima di tutto persone che capiscono la necessità di nuovi scenari politici per risolvere problemi che non sono mai stati risolti.
Per la Sardegna vuol dire semplicemente che i nostri “problemi” di sardi non hanno soluzione fino a quando il modello di comprensione della nostra realtà è incasinato da quello degli altri presenti in Italia: cosa abbiamo a che fare con il Nord italiano e cosa con il sud?
“Cosa ne sapete voi delle nostre pecore?”. La frase non è di un pastore sardo, ma di un signore scozzese che negli anni scorsi si rivolgeva in parlamento inglese ad un primo ministro laburista.
Essere indipendentisti per me non vuole dire essere contro qualcuno ma semplicemene iimparare a pensare concretamente a modelli politici in grado di migliorare il nostro modello vita.
Ricordandosi sempre che come Einstein, quando sbarcò negli USA scappando dalle follie naziste, sui nostri documenti dovremo prima di tutto scrivere che la nostra “nazionalità” è quella della “razza umana”.
I nazionalismi non mi interessano e li lascio agli stupidi. Stupidi che poi sono gli stessi che in questi ultimi secoli sono stati responsabili di tutti i grandi disastri della storia dell’umanità.
E allora cosa ha a che fare Marcello Orrù con questo discorso? Solo il fatto che per affermare il suo “sardismo”, utilizza le armi ideologiche dei nazionalisti. Nei suoi fondi se la prende contro il provveditorato che vuole introdurre un minimo di comprensione sui generi sessuali, o contro Saviano che in un suo articolo ha affermato che nel Sud ci vorrebbero anche sindaci di colore.
Io non sono un difensore di niente e di nulla, ma so che esistono gli omosessuali e che esistono da sempre e per quanto mi riguarda, se non mi rubano il portafoglio e i miei soldi non mi interessa come si costruiscono il loro ambito di felicità. Dovrei essere felice per loro, semmai, quando la trovano. Come non giudico un sindaco per il colore della pelle ma per quello che realizza a beneficio di tutti. I sindaci, normalmente, li scelgono gli elettori, cerchiamo di non distruggere anche questo atto di buon senso democratico con fesserie sul colore della pelle. E’ meglio per tutti.
Nel mio primo anno di università, io che avevo un bel colorito olivastro, il pelo nero ed ero alto più di un metro e ottanta, mi pensavano turco. La voce l’aveva messa in giro un mio amicoun mio amico, Dario Trento, per divertirsi un po’. L’anno dopo è arrivato in facoltà davvero un turco Ates Nesin, figlio di un grande poeta fra l’altro. Era alto un metro e sessantacinque, aveva la pelle bianchissima e i capelli rossi. Nessuno credeva alle sue origini e per un anno intero quello che passava per turco sono rimasto io.
Ecco, a Marcello Orrù penso che riflettere non farebbe male.
A proposito: ho poi letto che sempre questo Marcello Orrù è inquisito dai Nas dei carabinieri perché gestisce delle case per anziani che non sono proprio a norma con i fondamentali requisiti sanitari e di abitabilità. Insomma, la solita truffa nei confronti dei più deboli.
Chissà se i suoi ospiti sono neri o sardi. Io penso sardi.


A si biri, Giulio Angioni

Inserito da redazione il 13 gennaio 2017 nelle catagoria museo | Nessun commento »

foto: manifesto.org

foto: manifesto.org

Con Giulio Angioni ci conoscevamo da molto tempo: io lo chiamavo “professor bronzetto”, lui non faceva altro che prendermi in giro (ma non diceva proprio così, usava espressioni più popolari) e ghignava per i miei modi di dire non proprio in linea con il manuale del bon ton. Per lui la mia città aveva un linguaggio “liberatorio”, per molti versi fantasioso. Una volta mi disse che noi per lui eravamo i napoletani della Sardegna: barrosetti e generosi allo stesso tempo. Lui era invece proprio il contrario: era uno che si incazzava a freddo, uno tagliente e abituato a parlare solo se aveva qualcosa da dire. Riflessivo, viene da dire. Che sapeva tenere le distanze con chi gli stava sulle scatole. Leggi il resto »


senzatitolo di Gianluca Vassallo

Inserito da redazione il 28 aprile 2016 nelle catagoria MEA, museo | Nessun commento »

Mea_Invitosenzatitolo è un progetto situation specific di Gianluca Vassallo realizzato per il MEA. Il progetto si basa sull’utilizzo dell’immagine fotografica come vettore di relazione tra  due comunità distinte, una stanziale, oltre che politicamente e socialmente strutturata e l’altra del tutto temporanea, partecipanti entrambi alla complessità dei flussi migratori. Le comunità, attraverso attraverso la pratica artistica, sono state mosse nella direzione della costruzione inconsapevole di un’opera che, in ultima analisi, è fatta della restituzione estetica delle reazioni al processo. Con quest’opera l’artista consolida, stratificando, una delle sue principali aree di ricerca, la costruzione di incontri fortuiti che producano risposte di senso alla domanda centrale del nostro tempo: chi è l’altro?

Inaugurazione sabato 30 aprile 2016 alle ore 17 – MEA Museo dell’Emigrazione Asuni – via Samugheo n,1 -Asuni (Oristano)
Segrteria Organizzativa e Ufficio Stampa
Sandra Succu +39 339 843 8379 segreteria.mea@gmail.com


M E A Museo dell’Emigrazione Asuni

Inserito da redazione il 28 aprile 2016 nelle catagoria emigrazione, MEA, museo, progetto Asuni, Senza categoria | Nessun commento »

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senzatitolo – situation specific di Gianluca Vassallo per MEA

Da circa dodici anni, il Comune di Asuni, l’associazione Su Disterru onlus assieme alla Federazione dei circoli dei sardi nel mondo, costruiscono il percorso di realizzazione di un museo dell’emigrazione ed un centro di documentazione delle culture migranti ad Asuni, nel cuore dell’isola, un luogo che ben rappresenta la Sardegna svuotata dall’emigrazione dei sardi e che da tutti è accreditato per far suonare qui in Sardegna la voce dei conterranei lontani.

Il MEA fa il tentativo di esplorare le ragioni per la quale si emigra e le sue più profonde motivazioni esistenziali.

Il MEA non serve solo a catalogare un fenomeno, esporre dati, farne oggetto di saggi ma a rendere emozionalmente i percorsi delle nostre migrazioni storiche, analizzandone non solo le motivazioni collettive, ma anche quelle personali, a partire dai sogni e dai desideri. E’ un museo realizzato utilizzando la stessa pasta con la quale si creano la coscienza gli uomini: parla di lavoro, di problemi reali, di tragedie, di passioni, di speranze, di figli, di malattie, di matrimoni, di partenze, di ritorni di successi e di sconfitte non solo collettive ma anche individuali. Racconta di persone che hanno scelto, con fatica, o con dubbi, o con speranza, di crearsi una esistenza tutta nuova in un luogo lontano dal proprio di riferimento.

Inaugurazione sabato 30 aprile 2016 alle ore 17 – MEA Museo dell’Emigrazione Asuni – via Samugheo n,1 -Asuni (Oristano)
Segrteria Organizzativa e Ufficio Stampa
Sandra Succu +39 339 843 8379 segreteria.mea@gmail.com


sabato 30 aprile 2016: inaugurazione M E A Museo Emigrazione Asuni

Inserito da redazione il 26 aprile 2016 nelle catagoria emigrazione, eventi, progetto Asuni, su disterru | Nessun commento »

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Terre di confine

Inserito da redazione il 4 marzo 2016 nelle catagoria eventi, Terre di Confine | Nessun commento »

joanna_018_300x255Grecia: il racconto della crisi è il tema della IX edizione di Terre di Confine filmfestival appena iniziato a Solarussa (Oristano) continua sabato 5 marzo con un convegno su cinema in Sardegna: regole e opportunità.  Seconda tappa venerdì 11 marzo ad Asuni (Oristano) fino a domenica 13, per finire a Narbolia (Oristano), da venerdì 18 a domenica 20 marzo 2016. Nel sito web di Terre di confine filmfestival il programma delle proiezioni, incontri, dibattiti, mostre, laboratori per le scuole.  Segui la manifestazione su Facebook

 


La lingua di Ana

Inserito da redazione il 31 gennaio 2016 nelle catagoria immigrazione, recensione | Nessun commento »

La-lingua-di-AnaOgni tanto un buon libro fa bene, Questo “la lingua di Ana”  è stato stampato un po’ di anni fa… ma è ancora attuale. Cercarlo e leggerlo non fa di certo male.
Di seguito i proponiamo una recensione di Silvana Mazzocchi, pubblicato su “La Repubblica” nel 2012.

“La lingua di Ana”, profuga adolescente tra parole perdute e voglia di omologazione
Il romanzo di Elvira Mujcíc, nata in Serbia, cresciuta in Bosnia e arrivata in Italia a 14 anni, racconta un cammino arduo. Al termine del quale l’autrice preferisce parlare di “interazione” più che di “integrazione”
di Silvana Mazzocchi

E’ uno dei tanti scogli dell’integrazione: succede a chi emigra in un Paese straniero di sentirsi dimezzato, di non riconoscere più le parole della propria lingua, di perdere il senso profondo del loro significato. Di confondere l’esperienza emotiva della vita vissuta nella terra d’origine, con la spinta all’omologazione, erroneamente intesa come l’unica strada per sentirsi accettati e non diversi. Leggi il resto »


Da Lampedusa al muro di Orban

Inserito da redazione il 28 dicembre 2015 nelle catagoria immigrazione | Nessun commento »

MigrantiUngheriaSul Corriere della Sera in questi giorni è apparso un bell’articolo sui flussi migratori. La ricerca è della fondazione Soros che cerca di mettere un po’ di ordine sui luoghi comuni che ancora oggi hanno a che fare con i fenomeni migratori. Ci sembra per questo utile proporlo alla vostra (e nostra attenzione). Di seguito il testo:

Da Lampedusa al muro di Orban: il sito sui migranti (finanziato anche da Soros) approda in Italia. Il progetto «Open migration» sostenuto dal filantropo ungherese racconta, partendo da una analisi oggettiva dei dati, come e in quale misura i flussi migratori stanno cambiando la storia dell’Europa e non solo. articolo di Simona De Santis Leggi il resto »


Dalla Sardegna al Sudamerica

Inserito da redazione il 26 novembre 2015 nelle catagoria emigrazione | Nessun commento »

migrantiLe mete dell’emigrazione sarda alla fine dell’ottocento sono tradizionalmente state le Americhe, del Nord come del Sud, ma soprattutto del Sud: Argentina, Paraguay, Bolivia e Perù, hanno rappresentato indubbiamente le prime tappe di un lungo percorso umano a cui si aggiunse quasi subito il Brasile.

Oggi con la crisi attuale che nell’isola impone di riprendere la valigia, si ricomincia a partire verso quei territori di Oltre Oceano. Ogni giorno, la popolazione dei nostri emigrati aumenta, impoverendo le possibilità di un minimo di sviluppo della nostra isola. Come aumenta il numero di persone che riprendono una storia che sembrava conclusa con lo sviluppo nel secondo dopoguerra dell’economia dei paesi europei. Che per molti decenni è risultata la strada più frequentata da chi partiva per lavoro. Leggi il resto »