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Ho incontrato Alexandrina

Inserito da Nello Rubattu il 7 marzo 2017 nelle catagoria Senza categoria | Nessun commento »

migranti1Dovevo prendere il treno delle ferrovie Nord che da Milano mi avrebbe portato a Varese. Erano quasi le sette del pomeriggio e a Milano d’inverno è già buio. Le ferrovie Nord, sono quelle che trasportano i pendolari: sporche, affollate e dimesse. In Italia è la norma. Il treno lo avevano appena annunciato con il solito ritardo di un quarto d’ora. L’unica cosa era sedersi e aspettare. Sicuramente il quarto d’ora, se tutto andava bene, sarebbe diventato “venti minuti”. Pazienza. Sempre meglio che raggiungere Varese in macchina sull’autostrada dei laghi. Un vero mortificio a certe ore. L’unica cosa che mi rimaneva da fare era leggere qualcosa. Poco male. Nel lungo sedile in cemento che poggiava sul muro, ero da solo. A quell’ora la gente non era molta. Quelli che prendevano i treni delle cinque e delle sei erano già partiti e quelli che invece andavano via verso le otto dovevano ancora arrivare. In quella mezz’ora le fermate della ferrovie Nord non sono mai affollate.

Non me n’ero accorto ma vicino a me si era seduta una ragazza: “Vuoi che ti faccia qualcosa?” mi sentii dire.

Mi sono girato a guardarla e ho capito che si trattava di una ragazzina. Ad occhio e croce forse arrivava ai diciotto anni: era magra come un chiodo e la pelle del suo viso aveva quell’opacità che solo la poca cura produce. Aveva una specie di minigonna sul viola o lilla e un paio di calze a rete che forse per lei avrebbero dovuto segnalare agli altri qualcosa di sexi. Quando l’ho guardata mi fece un mezzo sorriso che gli scoprì i denti: avevano uno strano colore che virava verso il giallo.

Che lo volessi o no la sua figura di certo non mi attraeva e la mia testa, guardandola, mi comunicava immagini di miseria, di rancido e disperazione.

Avrei potuto allontanarla bruscamente, ma proprio non me la sono sentita e mi limitai a rispondergli con il solito “no grazie”. Stava per andarsene ma non so neanche io perché la bloccai “aspetta, dieci euro te li posso dare”

“Ma io non prendo soldi se non lavoro. Con dieci euro possiamo andare nei bagni”

“Ma se io te li do che necessità ne hai?”

“Tu paghi”

Il discorso nella sua testa non faceva una piega. Nella mia metteva non pochi dubbi: lei non voleva l’elemosina, sapeva come poterseli guadagnare quei soldi e quindi voleva essere rispettata per quello che sapeva fare.

Non era italiana e il suo accento tradiva la provenienza. Forse slava o rumena.

“Da dove vieni?”

“Romania, Bucureşti”, mi rispose.

“E non sei riuscita a trovare lavoro a Milano?”

“No, non posso lavorare. No document. Non ne ho mai avuto”

“Sei clandestina?”

“No document”
“Sei una Rom?”

“No, sono rumena”

“E allora perché non hai documenti?”

“io non esisto. Quelli delle fogne di Bucureşti non esistono per nessuno”

Me la guardai meravigliato e sinceramente non capivo nulla di quello che mi stava dicendo. Lei mi spiegò che nei rifugi sotto la “Gara de Nord” di Bucarest vivevano in cinquemila. Erano tutti ragazzi giovani, giovanissimi e ragazzini. Figli delle disgrazie che la morte di Ceausescu e il nuovo regime democratico si era portato insieme alla “libertà”. Pochi di loro avevano documenti perché pochi di loro avevano un passato da ricordare. I maschi rubavano e le donne nella maggior parte dei casi si prostituivano. E lei era una ragazza.

“Sono scappata con altri due. Ma sono troppo piccoli ed è meglio che stiano attenti. La polizia se li trova li porta chissà dove”

“E quindi?”

“Io sono l’unica che lavoro e devo pensare anche a loro”

“Perché lo fai?”

Mi guardò strano e mi rispose leggermente meravigliata: “Perché gli voglio bene”.

Il treno intanto stava arrivando. Alzandomi gli rifilai di botto dieci euro: “Il lavoro semmai me lo fai la prossima volta”, gli dissi sorridendo e la smollai entrando velocemente nel vagone per evitare di vedermi ritornare i soldi.

Non penso di averla mai dimenticata. Non lo so se si trova ancora in qualche stazione delle ferrovie Nord di Milano. Non so neanche se è viva e che fine hanno fatto quei due che stavano con lei.

So soltanto che solo le donne riescono ad essere così generose e non lamentarsi se si devono sacrificare per quelli che amano. Certo, esistono anche altri tipi di donne: semmai vanesie o leggerine che passano il tempo a chiederti “Come sto?”. Ma nella maggior parte non la fanno tanto lunga se devono affrontare le disgrazie che la vita ci regala.

Cos’altro dire?… Buon otto marzo.

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Rom il giorno della memoria è anche loro

Inserito da Nello Rubattu il 27 gennaio 2017 nelle catagoria immigrazione | Nessun commento »

AntonRocaNei giorni della memoria si commemora uno dei più grandi massacri che mente umana abbia mai concepito. Ma quel massacro, quei campi di concentramento, non hanno visto olo il dolore degli ebrei, ma quello di quasi un milione di rom e di centinaia di migliaia di omosessuali.

Con i Rom ho avuto a che fare già negli anni ottanta del secolo ormai trascorso. Sono una persona normale e verso di loro un po’ di diffidenza l’ho sempre avuta. Fino a quando non ho avuto la possibilità di conoscerli meglio e capire che il dolore si può coniugare spesso e volentieri in tanti modi. Quello che leggerete è un racconto del mio primo incontro con loro. Giudicatelo come volete. Il mio non ho bisogno di discuterlo. Lo conosco:

Ero a Milano, dovevo prendere il treno per Parigi. Era un notturno e avevo trovato un posto in un wagon lits. Allora Parigi la si raggiungeva con i vecchi vagoni che sapevano di inizio novecento. Mi stavo mettendo la valigia sulla reticella, quando è entrato l’altro che avrebbe viaggiato nella cuccetta sopra la mia, era un T2.

“Sono uno zingaro – mi ha detto – ma non rubo”.

Lo guardai perplesso: aveva una carnagione olivastra molto evidente, e due occhi di un nero come penso di averne visto poche volte.

“Perché lo dice, mi scusi?”

“Perché è meglio che lei lo sappia, ho anche avvisato il cameriere. Se per caso succede un furto il primo che sospettano sono io”.

Non mi era mai capitata una situazione di quel tipo e a dire la verità, neanche me l’aspettavo. Dei Rom, conoscevo molte cose, ma come tutti, erano notizie mica tanto approfondite.

Erano gli anni ottanta e vivevo ancora a Bologna. Quando ritornai a casa mi capitò di conoscere un avvocato, si chiamava Leoni. Era il classico principe del foro, liberale e radicale, fra le altre cose conosciuto in città come l’avvocato degli zingari.

Gli parlai di quell’incontro e lui mi ascoltò attentamente chiedendomi dove l’avevo incontrato e come si chiamava: “Si l’ho difeso io. E’ stato sfortunato quell’uomo, fra una cosa e l’altra non sono riuscito a fargli dare meno di dieci anni. E’ stato in carcere anche dalle sue parti, ad Alghero”

Non gli ho chiesto nulla sulle ragioni della sua condanna. Non mi sembrava proprio il caso. Ma Leoni, che era uno di quelli che faceva pesare i suoi silenzi tanto da metterti delle volte in soggezione, prima di lasciarci, me lo disse quasi come fosse una cosa normale: “Devo andare in un loro campo a Milano. Perché non mi accompagna?”

inutile dire che mi ha fregato con quella proposta. Non andarci mi sarebbe sembrato ipocrita e poi non avevo giustificazioni. Perché non accompagnarlo?”.

Il campo di Milano era al limitare di una grande discarica. I bambini giocavano in mezzo ai rifiuti. Le loro famiglie stavano per la maggior parte in roulotte. Solo che in quella specie di casino senza strade e fango sorgevano assurdamente delle villette! Si proprio villette con tanto di fiori alle finestre e battenti con la suoneria in ottone.

Quei bambini come ci videro arrivare scapparono velocemente: “Hanno paura dei visitatori. Per loro sono tutti nemici e pensano sempre che qualcuno venga per portarli negli istituti”, mi avvisò Leoni “ A proposito, quando entriamo cercheranno alla fine dell’incontro di regalarci qualcosa, orologi normalmente, non accetti nulla. E’ tutto rubato. Se fuori dal campo ci ferma una pattuglia lei rischia una denuncia per ricettazione”.

Inutile protestare o fare commenti. Posso solo dire che quelle villette a quattro spioventi, che sapevano di edilizia slava, erano fatte di materiale di recupero: cartone e legno assemblati con sapienza e conoscenza artigiana. Difficilmente lo avrei capito se non entravo dentro e mi fossi lasciato accomodare in un salotto dove mi hanno servito un kafa bollente e già zuccherato. Un kafa, come quello dei turchi, dei greci o degli slavi.

Alla fine, come mi aveva avvisato Leoni, cercarono di rifilarmi un orologio che rifiutai. Non so se era rubato, ma meglio seguire i consigli dell’avvocato. Non si sa mai.

Cosa hanno mai rubato a noi in questi secoli gli zingari? Forse molti orologi. E noi cosa abbiamo rubato loro? Questa parte del conto non l’abbiamo mai voluta chiudere. Ma forse non sono bravo in matematica..


E’ brutta la neve in Sardegna

Inserito da Nello Rubattu il 19 gennaio 2017 nelle catagoria Senza categoria | Nessun commento »

FRER0016652Gli eventi atmosferici come le nevicate di questi giorni in Sardegna, non sono per noi la normalità. Difficile collocarle fra le cose che ci possono capitare, come le alluvioni o altre cose simili. La nostra isola è fortunata in questo caso.
Ma sentire che la Regione sarda ai lamenti dei sindaci colpiti dal brutto tempo (che si accorgono di colpo di piani di aiuto lenti e poco efficienti ), risponde accusando a sua volta di faciloneria i comuni è fastidioso e inopportuno. Leggi il resto »


Altro che Trump, altro che Berlusconi

Inserito da Nello Rubattu il 15 gennaio 2017 nelle catagoria Senza categoria | Nessun commento »

22-01-09-italiaoggiTrump quando ha vinto,  mio figlio è stato tutta la notte sveglio per seguire la maratona. La mattina dopo, quando mi ha telefonato, incupito nella voce dalla vittoria di quella specie di Berlusconi statunitense, gli ho detto che se me lo avesse chiesto gli avrei ricordato che la vittoria di Trump era un pronostico più che certo. Mai fidarsi dei sondaggisti amici della famiglia Clinton, dei giornalisti newyorchesi, degli uomini di spettacolo, degli illuminati scrittori e dei loro mentori: un coacervo di grande industria e finanza. Leggi il resto »


Il colore della pelle

Inserito da Nello Rubattu il 14 gennaio 2017 nelle catagoria recensione | Nessun commento »

FRER0018606Quando mi trovo a Bologna, una delle attività che faccio è cercare notizie sulla Sardegna. Il computer è una grande risorsa e quindi la uso. Uno dei siti di informazion che frequento è “Sassari news”. Riporta molte notizie sulla mia città e quindi va bene per le mie esigenze di informazione. Ogni tanto mi leggo dei commenti che passa quel convento mediatico e ogni volta mi stupisco per le dabbenaggini che scrive in quel contenitore un tal signore Marcello Orrù, che per quanto ho scoperto è attualmente consigliere regionale per il Psdaz, oltre che eletto a Sassari. Leggi il resto »


A si biri, Giulio Angioni

Inserito da redazione il 13 gennaio 2017 nelle catagoria museo | Nessun commento »

foto: manifesto.org

foto: manifesto.org

Con Giulio Angioni ci conoscevamo da molto tempo: io lo chiamavo “professor bronzetto”, lui non faceva altro che prendermi in giro (ma non diceva proprio così, usava espressioni più popolari) e ghignava per i miei modi di dire non proprio in linea con il manuale del bon ton. Per lui la mia città aveva un linguaggio “liberatorio”, per molti versi fantasioso. Una volta mi disse che noi per lui eravamo i napoletani della Sardegna: barrosetti e generosi allo stesso tempo. Lui era invece proprio il contrario: era uno che si incazzava a freddo, uno tagliente e abituato a parlare solo se aveva qualcosa da dire. Riflessivo, viene da dire. Che sapeva tenere le distanze con chi gli stava sulle scatole. Leggi il resto »


senzatitolo di Gianluca Vassallo

Inserito da redazione il 28 aprile 2016 nelle catagoria MEA, museo | Nessun commento »

Mea_Invitosenzatitolo è un progetto situation specific di Gianluca Vassallo realizzato per il MEA. Il progetto si basa sull’utilizzo dell’immagine fotografica come vettore di relazione tra  due comunità distinte, una stanziale, oltre che politicamente e socialmente strutturata e l’altra del tutto temporanea, partecipanti entrambi alla complessità dei flussi migratori. Le comunità, attraverso attraverso la pratica artistica, sono state mosse nella direzione della costruzione inconsapevole di un’opera che, in ultima analisi, è fatta della restituzione estetica delle reazioni al processo. Con quest’opera l’artista consolida, stratificando, una delle sue principali aree di ricerca, la costruzione di incontri fortuiti che producano risposte di senso alla domanda centrale del nostro tempo: chi è l’altro?

Inaugurazione sabato 30 aprile 2016 alle ore 17 – MEA Museo dell’Emigrazione Asuni – via Samugheo n,1 -Asuni (Oristano)
Segrteria Organizzativa e Ufficio Stampa
Sandra Succu +39 339 843 8379 segreteria.mea@gmail.com


M E A Museo dell’Emigrazione Asuni

Inserito da redazione il 28 aprile 2016 nelle catagoria emigrazione, MEA, museo, progetto Asuni, Senza categoria | Nessun commento »

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senzatitolo – situation specific di Gianluca Vassallo per MEA

Da circa dodici anni, il Comune di Asuni, l’associazione Su Disterru onlus assieme alla Federazione dei circoli dei sardi nel mondo, costruiscono il percorso di realizzazione di un museo dell’emigrazione ed un centro di documentazione delle culture migranti ad Asuni, nel cuore dell’isola, un luogo che ben rappresenta la Sardegna svuotata dall’emigrazione dei sardi e che da tutti è accreditato per far suonare qui in Sardegna la voce dei conterranei lontani.

Il MEA fa il tentativo di esplorare le ragioni per la quale si emigra e le sue più profonde motivazioni esistenziali.

Il MEA non serve solo a catalogare un fenomeno, esporre dati, farne oggetto di saggi ma a rendere emozionalmente i percorsi delle nostre migrazioni storiche, analizzandone non solo le motivazioni collettive, ma anche quelle personali, a partire dai sogni e dai desideri. E’ un museo realizzato utilizzando la stessa pasta con la quale si creano la coscienza gli uomini: parla di lavoro, di problemi reali, di tragedie, di passioni, di speranze, di figli, di malattie, di matrimoni, di partenze, di ritorni di successi e di sconfitte non solo collettive ma anche individuali. Racconta di persone che hanno scelto, con fatica, o con dubbi, o con speranza, di crearsi una esistenza tutta nuova in un luogo lontano dal proprio di riferimento.

Inaugurazione sabato 30 aprile 2016 alle ore 17 – MEA Museo dell’Emigrazione Asuni – via Samugheo n,1 -Asuni (Oristano)
Segrteria Organizzativa e Ufficio Stampa
Sandra Succu +39 339 843 8379 segreteria.mea@gmail.com


sabato 30 aprile 2016: inaugurazione M E A Museo Emigrazione Asuni

Inserito da redazione il 26 aprile 2016 nelle catagoria emigrazione, eventi, progetto Asuni, su disterru | Nessun commento »

30-4-2016 MEA_SaDieDeSaSardigna


Terre di confine

Inserito da redazione il 4 marzo 2016 nelle catagoria eventi, Terre di Confine | Nessun commento »

joanna_018_300x255Grecia: il racconto della crisi è il tema della IX edizione di Terre di Confine filmfestival appena iniziato a Solarussa (Oristano) continua sabato 5 marzo con un convegno su cinema in Sardegna: regole e opportunità.  Seconda tappa venerdì 11 marzo ad Asuni (Oristano) fino a domenica 13, per finire a Narbolia (Oristano), da venerdì 18 a domenica 20 marzo 2016. Nel sito web di Terre di confine filmfestival il programma delle proiezioni, incontri, dibattiti, mostre, laboratori per le scuole.  Segui la manifestazione su Facebook